12 maggio 2020, un giorno per riflettere

2020 anno mondiale dell’Infermiere, 12 maggio giornata internazionale dell’Infermiere, bicentenario della nascita di Florence Nightingale, madre dell’Infermieristica Moderna.

In queste importanti ricorrenze, e in questo momento di difficoltà che non ci permette di festeggiarle nel migliore dei modi, voglio ricordare a tutti i colleghi Infermieri, le parole della Dott.ssa Antonella Santullo, Infermiera compianta del nostro Ordine deceduta nel 2017, pronunciate al XVI Congresso IPASVI del 2012:

“… Se abbiamo a cuore le persone che noi assistiamo noi abbiamo anche a cuore la giustezza delle nostre azioni…”

Nell’attuale complessità sociale ed assistenziale, caratterizzata da forme di medicalizzazione e di approccio all’assistito totalmente diverse, talvolta asettiche a causa della pandemia da COVID-19, Dobbiamo riaffermare l’importanza che riveste la professione Infermieristica come disciplina fondata sul “prendersi cura”.
È evidente che non è sempre facile “prendersi cura” e aiutare un’altra persona. Le attitudini fondamentali indispensabili a “chi aiuta” perché apporti un aiuto efficace “all’aiutato” sono “le attitudini dell’empatia, del rispetto, dell’autenticità, della specificità, del confronto e dell’immediatezza”, capacità alle quali la professione Infermieristica attribuisce un gran valore e alle quali non può rinunciare se la sua finalità è quella del “prendersi cura” delle persone, che esprimono un bisogno specifico d’aiuto. Uno strumento fondamentale dell’infermiere è la relazione d’aiuto, poiché in essa si richiama la “vocazione al prendersi cura” che consente di entrare in relazione con il soggetto nella sua globalità attraverso il dialogo, l’ascolto e la vicinanza fisica.
Tramite essa l’Infermiere può esaminare, analizzare, amministrare, gestire e farsi carico responsabilmente di eventi di crisi all’interno di un individuo. In questa prospettiva l’Infermiere privilegia il processo, anziché il prodotto del trattamento, cioè l’accompagnamento della persona nel suo rapporto con la malattia. Il tutto avviene attraverso una relazione interpersonale significativa che si equipara in importanza alla prestazione di ordine tecnico.
Il “prendersi cura” racchiude in se molti significati come “l’aver cura”, “l’aver affetto”, “il preoccuparsi per qualcuno”; ma se esso oltre a questi significati è visto come un atto che l’Infermiere adotta nei confronti della persona assistita, assume un significato specifico in grado di racchiudere tutta l’essenza della professione infermieristica avente come fine ultimo la “salute” dell’uomo.

Ed è ora più che mai che devono riecheggiare forti nelle nostre orecchie e nei nostri cuori le parole di Antonella, Infermiera che ha affrontato la professione con amore, passione, grande intuito ed intelligenza lasciandoci una grande eredità.

“… Se abbiamo a cuore le persone che noi assistiamo noi abbiamo anche a cuore la giustezza delle nostre azioni…”(Antonella Santullo)

Carlini Annamaria
Segretario OPI Rimini